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PopulArmy presents

a popularmy exhibition project

Catalogue / Photo Exhibition Everywhere — Nowhere 2026
01

La mostra

A popularmy exhibition project

In un'epoca dominata dall'Intelligenza Artificiale, capace di generare mondi perfetti ma privi di sostanza, PopulArmy risponde con l'Inesistenza Artificiale.

Titolo
A.I. — Artificial Inexistence
Ideazione
Elia Basso
Fotografie
Massimo Laurenzi
Percorso
Otto capitoli tematici

Artificial Inexistence è un progetto espositivo ideato da Elia Basso con le fotografie di Massimo Laurenzi, che esplora il concetto di un esercito paradossale in bilico tra estetica pop e declino urbano.

In un'epoca in cui l'Intelligenza Artificiale satura il nostro sguardo con immagini impeccabili nate dal nulla digitale, questa mostra si pone come un radicale atto di resistenza visiva e fisica. Se l'algoritmo crea l'esistenza dall'etere, il progetto PopulArmy ribalta il paradigma mettendo in scena un'“inesistenza artificiale” all'interno di spazi tragicamente reali, fisici e dimenticati dalla società moderna.

L'esposizione raccoglie un'ampia selezione di opere fotografiche in cui l'inconfondibile stile di Laurenzi fonde estetica pulp, fotografia di moda e crudo reportage post-apocalittico. Attraverso il suo obiettivo, modelle trasformate in “guerriere da cerimonia” rioccupano i vuoti lasciati dalla civiltà — fabbriche dismesse, campi di colza, distese di neve — imbracciando armi da fuoco e da taglio trasfigurate in giocattoli pop dai colori sgargianti e innaturali.

Questa scelta cromatica volutamente sfacciata pone allo spettatore un interrogativo morale e visivo centrale: l'azione di guerra perde la sua violenza se trasformata in un oggetto di design estetico? Il percorso della mostra si sviluppa attraverso otto capitoli tematici che spaziano dall'indifferenza del cemento assolato alla “resistenza invisibile” contro le minacce senza volto, orchestrando i contrasti materici tra la morbidezza dei tessuti e la durezza della ruggine.

Artificial Inexistence non è solo una sequenza di immagini, ma un'occupazione dello spazio visivo. È l'equivalente di un muro di graffiti colorati su un edificio destinato alla demolizione. Nella sua apparente ironia visiva, la mostra invita a guardare oltre la fredda e calcolata perfezione degli algoritmi per riscoprire una presenza umana carnale, rumorosa e imperfetta, che si rifiuta categoricamente di svanire nel grigio dell'oblio.

Ideatore del progetto

Elia Basso

Elia Basso è la mente concettuale di PopulArmy. La sua ricerca esplora i vuoti della società moderna creando un “esercito paradossale” armato di estetica pop e colori sgargianti. Con la mostra Artificial Inexistence orchestra un atto di ribellione contro la fredda perfezione del digitale e dell'Intelligenza Artificiale, celebrando la fisicità e l'imperfezione del reale. La sua visione trasforma le rovine urbane in campi di battaglia estetici, spingendo lo spettatore a interrogarsi sulla trasfigurazione della violenza bellica nella nostra società.

Fotografo

Massimo Laurenzi

Massimo Laurenzi è l'occhio visivo che ha dato forma all'universo di PopulArmy. Il suo stile inconfondibile fonde estetica pulp, fotografia di moda e crudo reportage post-apocalittico. Ispirato dalla teatralità cinematografica, costruisce inquadrature dominate da pose di sfida, colori neon e contrasti materici violenti: la morbidezza dei tessuti contro la durezza della ruggine e del cemento. Attraverso il suo obiettivo, fabbriche dismesse e non-luoghi cessano di essere semplici sfondi per diventare i palcoscenici vibranti di una resistenza visiva senza compromessi.

02

Esposizioni

Le tappe della mostra
  1. ARCI DallòCastiglione delle Stiviere (MN)
    8 novembre 2026 In arrivoConclusaMappa ↗
  2. Uno SpazioGuidizzolo (MN)
    29 marzo 2026 In arrivoConclusaMappa ↗
03

Artificial Inexistence

Il progetto

01Artificial Inexistence

Nel panorama contemporaneo, dove l'Intelligenza Artificiale (AI) satura il nostro sguardo con immagini impeccabili nate dal nulla digitale, il progetto PopulArmy si pone come un atto di resistenza visiva e fisica. Il titolo della mostra, “Artificial Inexistence”, gioca deliberatamente sull'assonanza con l'AI, ma ne ribalta il paradigma: se l'intelligenza artificiale crea esistenza dall'etere, PopulArmy mette in scena un'inesistenza artificiale all'interno di spazi reali, fisici e dolorosamente abbandonati.

02Corpi Reali in Mondi Dimenticati

PopulArmy non è un esercito di conquista, ma un esercito pop e sfacciato che occupa i vuoti lasciati dalla civiltà. Combatte in “luoghi che non difende nessuno”: fabbriche dismesse, silos rurali, distese di neve e campi di colza. Le modelle — Mara, Silvia e Martina — non sono semplici oggetti, ma soggetti, guerriere da cerimonia che ripopolano labirinti di polvere e cemento armato con una presenza carnale che sfida la freddezza degli algoritmi.

Il nesso con il titolo risiede proprio in questa dicotomia: la messa in scena è “artificiale” (nei colori, nelle pose, nei costumi), ma l'ambiente e il corpo sono tragicamente reali, testimoni di un'esistenza che la società ha smesso di riconoscere.

03Pulp Cromatico e Teatralità Cinematografica

Lo stile fotografico di Massimo Laurenzi è una fusione esplosiva tra l'estetica pulp, la fotografia di moda e il reportage post-apocalittico.

Contrasti materici. Pellicce morbide contro il cemento grezzo, tessuti sintetici kigurumi (come i pigiami di Totoro) accostati a cannoni arrugginiti, e la delicatezza di abiti da sposa bianchi che si sporcano nel ferro delle cave di ghiaia.

Composizioni scenografiche. Molte inquadrature richiamano il cinema d'azione degli anni '70 o lo stile “Charlie's Angels”, con pose plastiche, sguardi di sfida oltre occhiali da sole a specchio e l'uso di silhouette nel “Crepuscolo degli Dei”.

04L'Arma come Giocattolo Pop

Il cuore stilistico del progetto è la trasformazione di strumenti di morte (AK-47, RPG, M16, katane) attraverso colori sgargianti e innaturali — rosa, giallo acido, arancio. Questa scelta pone una domanda estetica e morale: l'azione di guerra perde la sua violenza se trasfigurata in un oggetto pop? Le fonti ci ricordano che “le azioni di guerra restano violente”, indipendentemente dal colore dell'arma.

Arsenale — repliche ricolorate Consulenza armi: Claudio Speranzini

05Contro gli Eserciti Invisibili

Il progetto evolve attraverso i capitoli, passando dall'indifferenza del cemento estivo alla “resistenza invisibile” del capitolo post-pandemico. Qui, PopulArmy diventa una metafora della lotta contro minacce che non hanno volto, come il virus o la solitudine. Il progetto è un invito a “non dimenticare il fumo” dietro l'estetica pop: ogni scatto è un promemoria che, dietro la maschera artificiale, c'è un individuo che cerca di capire “cosa fa di me… me?” tra le macerie della storia.

Mentre l'IA cerca di simulare la perfezione dell'essere, PopulArmy celebra l'imperfezione dell'esistere in un mondo che sembra averci dimenticato. È un esercito che non arretra più perché ha già “le spalle al muro”.

Se l'Intelligenza Artificiale è come un ologramma perfetto proiettato nel vuoto, PopulArmy è un muro di graffiti colorati su un edificio destinato alla demolizione: un grido artificiale, rumoroso e bellissimo, che esiste solo perché c'è ancora qualcuno pronto a imbracciare un colore per combattere il grigio dell'oblio.

«Se l'Intelligenza Artificiale è un sogno digitale che non ha mai toccato terra, PopulArmy è un incubo pop a colori che ha deciso di calpestare le macerie della nostra realtà per dimostrare che, anche nell'inesistenza artificiale, il corpo e la sua ribellione sono ancora qui.»

PopulArmy — A.I. Artificial Inexistence
Capitolo 1

chapter 1

thesummerchapter

L'Indifferenza del Cemento

The Indifference of Concrete — apertura del capitolo
Apertura di capitolo
Il capitolo

La lotta inizia tra le scale dell'indifferenza e i tetti del nulla, dove il sole brucia i labirinti di polvere.

Un esercito pop che si muove in grandi spazi vuoti e strutture di cemento armato, dove l'unica resistenza è vestirsi in maniera eccentrica per combattere il vento dell'oblio.

In mostra
«Da soli di fronte al nulla, armati di colori contro il grigio della civiltà»
Capitolo 2

chapter 2

thefallchapter

Riflessi di Potere

Reflections of Power — apertura del capitolo
Apertura di capitolo
Il capitolo

Strade bianche e pellicce; un contrasto materico dove il soldato cerca riposo fumando un sigaro tra rami secchi.

L'avanzata verso il ponte della libertà o verso il nulla. Qui il soldato è voyeur e guerriero, forgiato da un sole invernale che non scalda.

In mostra
«Non guardare, non spiare: la guerra è un riflesso leggero nel vento»
Capitolo 3

chapter 3

thewinterchapter

Scivolando nell'Inconscio

Sliding into the Unconscious — apertura del capitolo
Apertura di capitolo
Il capitolo

Ombre nel bosco e gradienti di tessitura. La neve diventa il foglio bianco su cui scrivere piani per una vittoria senza volto.

Una rinfrescante discesa nell'inconscio tra scivoloni, dubbi strategici e oggetti terrestri non identificati che emergono dal gelo.

In mostra
«Dentro o fuori dalla gabbia? Il respiro sospeso nell'isola che non c'è»
Capitolo 4

chapter 4

thespringchapter

Spose di Sangue e Colza

Brides of Blood and Rapeseed — apertura del capitolo
Apertura di capitolo
Il capitolo

In primavera, l'arma bianca taglia il giallo dei campi di colza. Spose guerriere in meditazione tra ferro e cielo.

La natura esplode in un assalto giallo mentre katane e wakizashi diventano strumenti di una cerimonia di difesa in aree pic-nic sconsacrate.

In mostra
«A guardia dei fiori, con lo sguardo rivolto a cieli quasi bianchi»
Capitolo 5

chapter 5

theironconnection

Le Mura di Gerico

The Walls of Jericho — apertura del capitolo
Apertura di capitolo
Il capitolo

Connessioni metalliche e trasferimenti tra luci e ombre. Le spose pop riempiono i vuoti di potere con sguardi di sfida.

Perlustrazioni in bikini e berretti militari attraverso le rovine della Ex-Montecatini. Un panorama produttivo trasformato in una giungla di cemento.

In mostra
«Davvero vuoi darci degli ordini? Verso nuovi orizzonti, oltre le mura di Gerico»
Capitolo 6

chapter 6

thereversechapter

Medioevo Prossimo Venturo

A Near-Future Middle Ages — apertura del capitolo
Apertura di capitolo
Il capitolo

Indietro nel tempo. Alabarde colorate e mantelli neri presidiano il crepuscolo degli dei.

Sentinelle tristi di fronte all'abisso della storia. Moire e Parche moderne che tengono il filo del destino in sale invernali.

In mostra
«Silence. Dalle tenebre alla via della luce, mai più con le spalle al muro»
Capitolo 8

chapter 8

thepostviruschapter

La Resistenza Invisibile

The Invisible Resistance — apertura del capitolo
Apertura di capitolo
Il capitolo

Contro gli invisibili eserciti sguaiati, la resistenza si traveste da animale fantastico con maschere antigas.

Un capitolo nato dopo il virus, dove cannoni ricolorati e pigiami Kigurumi diventano l'ultima difesa contro l'invisibile.

In mostra
«Resistenza pop: quando la minaccia è ovunque, il gioco è l'unica arma»
Capitolo 9

chapter 9

thebacktohomechapter

Il Ritorno al Cemento

The Return to Concrete — apertura del capitolo
Apertura di capitolo
Il capitolo

Un ritorno alle origini tra i meandri del cemento e il fumo della consapevolezza, dove nessuno può sbarrare la strada a chi non ha più nulla da perdere.

In questo capitolo finale, l'esercito pop rioccupa gli spazi industriali con una presenza sfrontata: tutù colorati e armi sgargianti sfidano il vuoto di potere e la solitudine dei ruderi.

È il momento della verità, dove si comprende che non si può celebrare l'estetica “Pop” dimenticando il “fumo” della battaglia e delle macerie che ci circondano.

In mostra
«Non puoi dire POP e dimenticare il FUMO: a riveder le stelle tra le mura di una civiltà che abbiamo distrutto»
PopulArmy — Il Ritorno al Cemento, Massimo Laurenzi

Non puoi dire pop
e dimenticare
il fumo

05

Postfazione

Oltre il Pop, dentro il Fumo

Oltre il Pop,
dentro il Fumo

Abbiamo attraversato labirinti di cemento indifferente, pioppeti silenziosi e macerie industriali. Abbiamo visto gonne in tulle affiancare fucili d'assalto color giallo acido e pellicce sintetiche sfidare il gelo di un inverno invisibile. Il viaggio di PopulArmy si conclude qui, tra le pagine di questo catalogo, ma la domanda che lo ha generato rimane aperta: cosa resta di noi quando il mondo che abbiamo costruito decide di ignorarci?

In questa mostra, l'Inesistenza Artificiale ha reclamato il suo spazio fisico come risposta alla perfezione immateriale dell'Intelligenza Artificiale. Se l'algoritmo cerca di simulare l'essere, PopulArmy ha scelto di celebrare l'imperfezione dell'esistere. Abbiamo trasformato strumenti di morte in giocattoli cromatici, non per negare la violenza — perché “le azioni di guerra restano violente” — ma per costringere lo sguardo a soffermarsi su ciò che solitamente preferiamo non vedere: l'abbandono, il vuoto di potere, la solitudine della carne.

Il manifesto finale è racchiuso in una verità semplice quanto brutale: “Non puoi dire POP e dimenticare il FUMO”. Non c'è estetica senza conseguenza, non c'è colore senza la cenere della realtà. Le nostre guerriere da cerimonia non hanno conquistato territori, hanno rioccupato il senso dell'umano tra le rovine della civiltà.

Giunti al “Ritorno al Cemento”, dopo aver toccato il fondo e averlo distrutto, non ci resta che un'unica direzione: alzare lo sguardo oltre i tetti di questo mondo per “a riveder le stelle”. Perché anche in un'inesistenza artificiale, il battito della resistenza è reale.

#PopulArmy
Manifesto

Questa inesistenza non è un incidente. È un prodotto.

È stata fabbricata dalla stessa società che ci nutre di estetica pop mentre ci affama di senso, che ci vende violenza confezionata in colori pastello e ci vorrebbe spettatori muti di guerre lontane e vicine. Ci hanno reso “inesistenti”: consumatori trasparenti, statistiche, ombre che scivolano su superfici lucide senza lasciare traccia.

PopulArmy non è solo una sfilata tra le macerie. È un urlo. È il momento in cui l'oggetto inanimato — la bambola, il soldatino, il manichino — smette di obbedire. Abbiamo occupato i vuoti industriali e i silenzi urbani per dimostrare che sotto la plastica c'è ancora il nervo, sotto il cemento c'è ancora la radice. La nostra “inesistenza artificiale” è la bugia che ci hanno raccontato per tenerci buoni.

Ma guardateci. Non siamo dati. Non siamo pixel.

Siamo carne, siamo imperfetti, siamo un errore nel sistema che non può essere corretto. Contro la violenza che ci vorrebbe invisibili, la nostra unica difesa è stata diventare impossibili da ignorare.

Il mondo può anche crollare o diventare un feed infinito di immagini perfette. Non importa.

Il fumo si dirada, ma noi siamo ancora qui.

06

PopulArmy issues

Negli anni
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Issue 10
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07

Media

Video, podcast, immagini in movimento

PopulArmy — video di presentazione

7′23″
Podcast

Artificial Inexistence — il podcast

12′23″
Motion studies

Il Ritorno al Cemento, in movimento

Due fotografie del capitolo finale animate con l'intelligenza artificiale: l'esercito pop riprende vita, per pochi secondi, dentro l'algoritmo che la mostra mette in discussione.

Motion study 01
Motion study 02
09

PopulArmy comitee

Crediti e contatti
Progetto / Editing / Testi
Elia Basso
Fotografie
Massimo Laurenzi
Modelle
Mara Bertelli — Silvia Buzzi — Martina Cavicchia
Consulenza armi
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